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ETERNA CATTEDRALE

L. Feininger, La cattedrale di Halle, 1930

In un paese di quasi 65 milioni di abitanti, il sistema industriale, impetuosamente sviluppatosi nel corso del II Reich, costituiva l’unica istituzione che la guerra avesse risparmiato. Grandi imprenditori, come Walther Rathenau, presidente della AEG (Allgemeine Elektriciaits-Gesellschaft) e già figura chiave dell’economia nazionale, si trovarono a svolgere un ruolo decisivo nella vita politica. Essi erano, spesso, degli autentici «visionari», i quali progettavano radicali riforme economiche e sociali: «[…] è dalla capacità di elaborazione ideale dell’intellettualità borghese tedesca che dipende se e quando essa sarà chiamata ad assumere quella responsabilità per la vita culturale e politica del paese che le spetta secondo il corso dell’evoluzione meccanica».

Lo sviluppo tecnico e scientifico induceva a perseguire un superamento dell’antagonismo fra capitale e lavoro — che aveva prodotto crisi drammatiche come la rivoluzione in Russia e la stessa rivolta nazionale del novembre 1918 — nel segno d’una comunità capace di promuovere intese fra le classi sociali al passo coi tempi: «La soluzione — scriveva Rathenau — deve cominciare dal punto di vista della mas-sima ingiustizia: dal carattere ineluttabile, vitalizio, per non dire addirittura ereditario, della sorte proletaria. La soluzione è possibile se mira a spezzare la segregazione dei patrimoni, il loro legame troppo solido con determinate persone, famiglie o società, ad assicurare un rapporto più giusto del benessere col merito economico e intellettuale e a rendere accessibili a tutti gli strumenti intellettuali che permettono di partecipare all’agone».

La strada era difficile, ma percorribile, anche perché l’enormità dei fatti accaduti aveva prodotto una psicologia «crepuscolare» di massa, in cui nostalgia del passato e del futuro si confondevano, come si coglie dall’ambigua reciprocità fra scienza e magia nella pellicola Il gabinetto del dottor Caligari (1920) di Robert Wiene. Così, nell’epoca della «meccanizzazione del mondo», resa evidente dalle dinamiche distruttive della guerra (che aveva avuto, infatti, un’estensione planetaria), i modelli delle corporazioni medievali apparvero, per eccesso o per difetto democratico, i pilastri di una «eterna cattedrale» in grado d’armonizzare l’attività imprenditoriale e lavorativa in una coscienza comune che aveva la propria sintesi nello Stato. Sarebbero però rimaste, all’estrema destra (in ambienti vicini all’esercito) e all’estrema sinistra (in organizzazioni ispirate a ideali rivoluzionari sovietici), forze che — con colpi di mano o con insurrezioni — avrebbero tentato di sovvertire l’ordine costituito.