Intuizione Esemplastica
La tecnologia è molto più che un metodo, essa costituisce di per sé un mondo.
Ludwig Mies van der Rohe, 1929
La denominazione era adesso: Bauhaus Dessau. Hochschule fiir Gestaltung (Istituto superiore per la forma). In esso si proseguiva la modernizzazione di ogni sapere «costruttivo», ma la architettura non ne era più, come al tempo di Weimar, il culmine unificante degli studi, bensì il principio della loro integrazione morfologica di base, secondo una visione del «costruire in sé» di carattere «esemplastico» (dal greco: «dare forma conducendo all’uno»). L’intuizione unitaria della forma, infatti, era il punto di partenza di ogni progetto e doveva tener conto di esigenze vitali e materiali a cui dare una configurazione che ne rispettasse prerogative e necessità. La forma stessa (Gestaltung) aveva il carattere di un principio di armonia mentale che assumeva gli elementi del mondo esterno al proprio interno: CONCETTO + VITA + FUNZIONE = FORMA. Ogni «prodotto» — indipendentemente dalle dimensioni esteriori — seguiva tale processo ed era il frutto di un’adesione e di un impulso al «lavoro totale» della società, rappresentata, come nel capolavoro di Fritz Lang, dalla «metropoli» quale «spazio tecnico» da equilibrare nella sua complessità. Ne nacque una linea disegnativa che perfezionava gli oggetti «weimariani» e li traduceva in nuovi materiali (come i tubi di acciaio pieghevoli per le poltrone). I mezzi divenivano fini. Anche la fotografia, impiegata agli inizi per dar diffusione ai prototipi, si fece un linguaggio a sé. Uszló Moholy-Nagy e la moglie Lucia la svilupparono autonomamente, utilizzandola anche per realizzare collages. Nelle dinamiche formali del secondo Bauhaus si accentuò l’influenza del Neoplasticismo olandese e del Costruttivismo russo, ma, soprattutto, l’aderenza all’estetica dei materiali che la ricerca tecnica metteva a disposizione. Ne derivarono due orientamenti diversi, rappresentati dai due direttori della scuola che, nell’ordine, sarebbero succeduti a Gropius: Hannes Meyer e Ludwig Mies van der Rohe.