EXPRESSIONISMUS
Oh, fossimo i nostri antenati primevi. / Un piccolo grumo di muco in una calda palude. I Vita e morte, concepimento e nascita / sgorgherebbero dalle nostre linfe mute.
Gottfried Benn, 1912
La cultura tedesca, fin dall’inizio del XX secolo, era stata pervasa da un forte vitalismo, che si opponeva alle leggi dell’economia industriale e ai suoi dettami organizzativi individuali e collettivi. Il «pessimismo» di Arthur Schopenhauer si era unito al «dionisismo» di Friedrich Nietzsche, ispirando l’ideale di una trasformazione dell’individuo e della società come ritorno alla natura di impronta romantica e anarchica. Si era avuto il recupero di forme espressive tratte dall’antica tradizione popolare tedesca e da culture extraeuropee, in un cosmopolitismo che correlava l’esistente a un parallelo «divenire» del mondo esteriore e interiore: «Ho scoperto in me — aveva scritto Nietzsche — che l’antica umanità e animalità [ continua dentro di me a meditare, a poetare, ad amare, a odiare, a trarre delle sue conclusioni». L’idea dell’uomo come «corda tesa fra la bestia e l’oltreuomo», esposta dallo stesso filosofo in Così parlò Zarathustra (1883), era stata all’origine del nome, Die Brücke (Il Ponte), che si era dato, a Dresda, il primo gruppo espressionista (Ernst Ludwig Kirchner, Karl Schmidt-Rottluff, Erich Heckel, Otto Miiller, Emil Nolde, Max Pechstein e altri pittori e scultori), ma essa agiva anche nel circolo artistico che a Monaco di Baviera si era denominato Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro) (Vasilij Kandinskij, Franz Marc, August Macke, Paul Klee e altri). Quest’ultimo proponeva, nell’omonimo almanacco (1912), una sintesi dei linguaggi artistici di avanguardia e attuava, a sua volta, confronti con la musica e le tradizioni dell’arte popolare tedesca, russa e giapponese. Vi parteciparono musicisti, come Arnold Schönberg, che praticavano la pittura come parte integrante della loro opera, in una generale ricerca «sinestetica», che avrebbe condotto a trascurare sempre più la mimesi naturale, avviando le arti visive a un’espressività puramente formale o «astratta».