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EXPRESSIONISMUS

Oh, fossimo i nostri antenati primevi. / Un piccolo grumo di muco in una calda palude. I Vita e morte, concepimento e nascita / sgorgherebbero dalle nostre linfe mute.

Gottfried Benn, 1912

K. Schmidt-Rottluff, Barche da pesca in una baia, 1913

E. Heckel, xilografia, 1910

E.L. Kirchner, Ragazza negra sdraiata, 1910

La cultura tedesca, fin dall’inizio del XX secolo, era stata pervasa da un forte vitalismo, che si opponeva alle leggi dell’economia industriale e ai suoi dettami organizzativi individuali e collettivi. Il «pessimismo» di Arthur Schopenhauer si era unito al «dionisismo» di Friedrich Nietzsche, ispirando l’ideale di una trasformazione dell’individuo e della società come ritorno alla natura di impronta romantica e anarchica. Si era avuto il recupero di forme espressive tratte dall’antica tradizione popolare tedesca e da culture extraeuropee, in un cosmopolitismo che correlava l’esistente a un parallelo «divenire» del mondo esteriore e interiore: «Ho scoperto in me — aveva scritto Nietzsche — che l’antica umanità e animalità [ continua dentro di me a meditare, a poetare, ad amare, a odiare, a trarre delle sue conclusioni». L’idea dell’uomo come «corda tesa fra la bestia e l’oltreuomo», esposta dallo stesso filosofo in Così parlò Zarathustra (1883), era stata all’origine del nome, Die Brücke (Il Ponte), che si era dato, a Dresda, il primo gruppo espressionista (Ernst Ludwig Kirchner, Karl Schmidt-Rottluff, Erich Heckel, Otto Miiller, Emil Nolde, Max Pechstein e altri pittori e scultori), ma essa agiva anche nel circolo artistico che a Monaco di Baviera si era denominato Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro) (Vasilij Kandinskij, Franz Marc, August Macke, Paul Klee e altri). Quest’ultimo proponeva, nell’omonimo almanacco (1912), una sintesi dei linguaggi artistici di avanguardia e attuava, a sua volta, confronti con la musica e le tradizioni dell’arte popolare tedesca, russa e giapponese. Vi parteciparono musicisti, come Arnold Schönberg, che praticavano la pittura come parte integrante della loro opera, in una generale ricerca «sinestetica», che avrebbe condotto a trascurare sempre più la mimesi naturale, avviando le arti visive a un’espressività puramente formale o «astratta».

Copertina dell’almanacco del Cavaliere Azzurro, 1912

F. Marc, Tre cavalli rossi, 1911

P. Klee, Senza titolo, 1914