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Sul Filo del Rasoio

È morta l’opera d’arte come «cosa in sé», come «l’art pour l’art»: la nostra coscienza comunitaria non tollera alcun eccesso individualistico.

Hannes Meyer, 1926

È morta l’opera d’arte come «cosa in sé», come «l’art pour l’art»: la nostra coscienza comunitaria non tollera alcun eccesso individualistico.

Hannes Meyer, 1926

Gropius aveva cercato di mantenere una posizione equilibrata fra le diverse spinte politiche all’esterno, ma anche all’interno, del Bauhaus, dove un orientamento di sinistra era diffuso fra gli studenti e gli insegnanti, e portava alcuni di essi a militare nel movimento comunista nazionale e internazionale, che aveva come punto di riferimento l’Urss. Intanto l’assetto politico della Germania, pur spostatosi a destra (il maresciallo Hindenburg era stato eletto, nel 1925, Presidente della Repubblica al posto dello scomparso Ebert), aveva mantenuto una stabilità al centro, favorita dalla ripresa economica della metà anni Venti. Ma, alla fine del decennio, a seguito di grandi vertenze sindacali, vi fu una ripresa dello scontro. Formazioni paramilitari come le SA (Sturm Abteilungen), eredi dei «corpi franchi», furono chiamate da molti imprenditori a reprimere le agitazioni dei lavoratori, mentre alle elezioni politiche federali del 1928, il partito comunista (KPD) ottenne oltre tre milioni di voti a danno dei socialdemocratici e dei centristi, costretti a formare governi con forze liberal-conservatrici. Sentendo che la situazione gli stava comunque sfuggendo di mano, Gropius, all’inizio del 1928, si era dimesso dalla direzione, adoprandosi per far nominare al suo posto Hannes Meyer, responsabile della sezione di Architettura, di orientamento marxista, intenzionato a dare alla scuola un indirizzo «proletario e sociale», sostenuto da un forte tecnicismo, secondo il modello del Costruttivismo sovietico. Ebbe così buon gioco la propaganda di estrema destra (Hitler era divenuto il leader del partito nazista, NSDAP, legato alle SA), che denunciava nel Bauhaus una «cellula bolscevica». Meyer attuò una riduzione funzionalista della didattica al fine di creare prototipi per serie a basso costo e di integrarsi con l’edilizia popolare e la politica dei sindacati (realizzò, a Bernau, la sede della scuola-quadri sindacali unificata, ADGB). La grande crisi economica del 1929, con l’ulteriore scontro sociale, lo portò così a schierare il Bauhaus in senso sempre più ideologico, finché il borgomastro di Dessau, sostenuto dall’interno da maestri come Albero e Kandinskij, l’indusse, nell’estate del 1930, a rassegnare le dimissioni. Al suo posto, con l’avallo di Gropius, fu nominato Ludwig Mies van der Robe, personalità carismatica (era stato anch’egli allievo di Peter Behrens), il quale giocò la carta d’un tecnicismo «impolitico», ispirato all’ideale architettonico «puro», del quale aveva dato un saggio nel Padiglione tedesco all’Esposizione universale di Barcellona del 1929.

S. Eisenstein, Ottobre, 1928

H. Meyer, opuscolo di propaganda del Bauhaus (Giovani, venite al Bauhaus!), 1929

H. Meyer e H. Wittwer, ADGB, Bernau (Berlino), 1930

L. Mies van der Rohe, Padiglione tedesco, Expo Barcellona, 1929