Gaia Scienza
Il Bauhaus fu una «comunità produttiva», ma, prima di tutto, una «comunità» che si poneva l’obiettivo di costruire un nuovo «tipo umano». Non era facile, an-che perché la situazione in Germania restava tesa e la contrapposizione fra estremismi aveva assunto caratteri tragici: dal 1919 al 1922 si ebbero 376 omicidi politici, quasi tutti ascrivibili all’estrema destra: ne fu vittima anche Rathenau, che, da poco nominato ministro degli esteri, cadde sotto i colpi di un commando ultranazionalista. Nell’istituto la presenza di studentesse e insegnanti donne, in altre scuole tenute ai margini o non accettate, fu subito di grande rilievo. Gunta Stiilzl, nel laboratorio di tessitura, avrebbe creato tappeti e arazzi destinati a istituire un gusto. Alma Buscher realizzò mobili e giocattoli per bambini; Marianne Brandt suppellettili «futuribili». Si organizzavano anche attività d’ordine ludico-musicale: Schlemmer creò scenografie e coreografie ispirate agli oggetti come fossero personaggi; anche la cucina seguiva dettami vegetariani e salutisti condivisi, ispirati al movimento Mazdaznan. Si allestivano, inoltre, esposizioni periodiche dei prototipi messi a punto nei laboratori, che venivano proposti alle industrie, in specie della Turingia, il Land di Weimar, per essere messi in produzione. Marcel Breuer elaborò uno stile che avrebbe rivoluzionato l’arredamento; Josef Albers rinnovò vetri e vetrate; e altri non risultarono da meno in diversi settori. Nella stamperia, Kandinskij e Klee disegnarono, per tali occasioni, materiali da cui sarebbe sorta una nuova grafica pubblicitaria. Si trattava di una fase embrionale, in bilico fra sogno e realtà, ma ricca di spunti che sarebbero stati in seguito perfezionati con altri mezzi. Anche la attività edilizia fu limitata. Gropius e Adolf Meyer ristrutturarono il teatro di Jena, e realizzarono Casa Sommerfeld, a Berlino, che costituisce, anche per il contributo di vari maestri, la sintesi del primo Bauhaus. Georg Muche, influenzato dalla essenzialità di «De Stijl» di Theo van Doesburg e Piet Mondrian, ideò lo Haus am Horn, a Weimar.
I Laboratori