Skip to main content

L’ora più buia

… o patria!
T. Mann, Doctor Faustus, 1947

I maestri sul tetto dell’edificio di Dessau, da sinistra J. Albers, H. Scheper, G. Muche, L. Moholy-Nagy, H. Bayer, J. Schmidt, W. Gropius, M. Breuer, V. Kandinskij, P. Klee, L. Feininger, G. Stölzl, O. Schlemmer

L’atto finale del Bauhaus si ebbe nel luglio 1933, quando, riunito per l’ultima volta da Mies il consiglio di direzione, si giunse a votare all’unanimità la chiusura: le condizioni economiche, logistiche, ma soprattutto politiche, non consentivano di fare altrimenti. Inoltre le nuove leggi sull’occupazione, imponendo «prima i tedeschi», rendevano impossibile stipulare un contratto col russo Kandinskij! Falliva, con la Repubblica di Weimar, la costruzione della «cattedrale» vagheggiata ai suoi inizi, e la scia di sangue che ne aveva funestati gli anni si trasferì, nel 1936, in Spagna, con la guerra civile e, dal 1939, nel mondo intero con la seconda guerra mondiale. In Germania, le strade dei maestri si divisero, molti si diedero a un’anonima attività professionale. Kandinskij andò in Francia, Klee tornò nella nativa Svizzera. Meyer si era già stabilito in Urss ; Moholy-Nagy e Breuer si sarebbero trasferiti in Inghilterra, poi negli Stati Uniti, seguiti, nel 1937, da Mies van der Rohe e da Gropius: vi trovarono tutti fortuna, prestigio, discepoli e mezzi per proseguire nel loro lavoro. Moholy-Nagy fondò a Chicago il New-Bauhaus del design. La perdita per la Germania e per l’Europa fu enorme, ma solo momentanea. Nel Bauhaus si era creato un metodo operativo irrevocabile. Se ne sarebbero avute, in seguito, discussioni e revisioni, ma la sua vicenda raccoglie l’intero patrimonio delle Avanguardie del Novecento a contatto con le esigenze della società contemporanea, costituendo, ancora oggi, per chi affronti le sfide del tempo, LA CASA DEL FUTURO. La sua chiusura da parte di uno dei più orrendi regimi del XX secolo è un segnale che non deve dimenticarsi. In quel regime una tecnica inumana e senza freno avrebbe annientato i suoi stessi artefici e alleati e costruito l’incancellabile «cattedrale di morte» dell’Olocausto. Il Bauhaus invece era intelligenza e capacità congiunte al mondo della vita. Neppure nell’ora più buia Gropius ne aveva perduto lo spirito. Nel 1969, vicino a morire, rivelò un testamento che aveva scritto nell’aprile del 1933.

Roghi di libri in Germania nel 1933