Astrazione in empatia
I percorsi di formazione nel Bauhaus convergevano in un centro, rappresenta-to dal Bau-Engenieur Wissen (Saper costruire) e prevedevano 3 gradi successivi: dopo i primi tre anni, Lehrling (Apprendista di primo livello) e poi Geselle (Apprendista di secondo livello), infine — dopo sei anni circa — Jungemeister (Giovane maestro). Nei primi anni della scuola, Johannes Itten fu un punto di riferimento essenziale di tutte le attività. Pittore dalla profonda vocazione pedagogica (aveva insegnato, agli inizi, anche in istituti primari), convinse Gropius a istituire un corso propedeutico in cui si proponevano agli allievi alcuni semplici esercizi di carattere compositivo tramite accostamenti di colori e di oggetti vari, che erano sintetizzati infine con un disegno. Ogni elaborato doveva nascere dall’equilibrio fra dinamiche spontanee e riflessive, percettive e mnemoniche, alle quali contribuivano preliminari esercizi fisici ispirati allo yoga, e meditazioni e studi di antichi dipinti di maestri quali Diirer, Cranach e Griinewald, insieme a quelli di maestri d’arte di avanguardia, in specie cubisti. Lo scopo era produrre una immedesimazione empatica con tutte le forme per giungere al loro graduale possesso e adattamento a differenti finalità. Scomporre e ricomporre i colori, le morfologie naturali, gli stili del passato, i manufatti, fino a creare un alfabeto elementare con cui ricostruire ogni sorta di oggetto, portava a un’essenzialità che aveva un carattere «cosmologico» per la corrispondenza tra forma e percezione. Lo stesso principio veniva seguito, in modo rigorosamente geometrico, per creare volumi-base posti in proporzione armonica fra loro, con i quali progettare edifici, decori di interni, tappeti, vetrate, suppellettili e mobili. Il processo creativo si completava con lo studio dei materiali disponibili nei laboratori: argilla, pietra, legno, metalli, tessuti, colori, vetro. I nuovi ritrovati in ogni campo erano posti a confronto con quelli più antichi. Si veniva così ad abolire la differenza fra passato e presente, fra arte e artigianato, e l’ordine ideale penetrava nella realtà più quotidiana con economia di mezzi, ma con inalterato valore espressivo. «Tutti — ha scritto Magdalena Droste — si consideravano artisti interessati ad erigere, tramite il lavoro artigianale o l’insegnamento, la “cattedrale del futuro”».